Dall rapporto ‘Major Tipping Points in the Earth’s Climate System and Consequences for the Insurance Sector’ di WWF - Allianz
Alluvioni e siccità in India
Forse il più grande impatto finanziario di un monsone estivo indiano che non ha più luogo proverrebbe dalle perdite nel settore agricolo. Circa il 60% dell’area coltivata in India dipende dalle piogge monsoniche, non essendo irrigato. Attualmente, un obiettivo chiave del governo è quello di aumentare la diffusione di prodotti assicurativi, focalizzandosi sulla microassicurazioni. L’aumento della frequenza e gravità delle siccità, in uno scenario di soglia limite, potrebbe raddoppiare da due volte a quattro volte ogni 10 anni.
Siccità nel Sud-Ovest del Nord America
Gli impatti di una prolungata siccità del sudovest Nordamericano comprendono incendi e dissesto economico con riferimento ai cicli idrici, all’agricoltura, all’energia e al turismo. In tutto il 2009, gran parte del Sudovest è stato sottoposto ad un periodo di siccità che è iniziato nel 1999, con la più grave aridità verificatasi in più di un secolo, esacerbata dal riscaldamento globale. Ripercussioni assai critiche della scarsità di acqua e del relativo impatto negativo sull’agricoltura si concretizzano in massicce perdite di lavoro per lavoratori non qualificati. Beni essenziali come alimentazione, energia e acqua diverranno più costosi, il che probabilmente farà aumentare i crimini e i sinistri assicurativi fraudolenti. Considerata l’importanza dell’agricoltura nella regione, un collasso della produzione avrà un effetto domino sul trasporto, lo stoccaggio e i valori del mercato immobiliare. Le finanze pubbliche saranno sottoposte a stress. Questi fattori colpiranno tutte le compagnie assicuratrici, non solo quelle che operano nei danni.
La regione californiana del delta è sotto il livello del mare, protetta da più di 1.000 miglia di dighe e chiuse. L’innalzamento del livello del mare a causa dei cambiamenti climatici e il fatto che la pioggia sarà concentrata in periodi più brevi comporterà che per la fine del secolo il rischio di alluvioni sarà otto volte maggiore di oggi. In aumento anche il rischio di incendi. Tuttavia, ormai gli assicuratori sono ben consapevoli di questo rischio e ne tengono conto nel calcolare il costo dell’assicurazione.
Livelli del mare più alti
Ci sono varie proiezioni dell’innalzamento del livello del mare in questo secolo. In uno scenario limite – se le principali calotte dell’Artico e della Groenlandia sono destinate a una fusione irreversibile – una stima standard lo valuta a mezzo metro entro il 2050. L’attuale scenario, non ancora di soglia limite, è di 15 cm entro la metà del secolo. Uno scenario limite comporterebbe un’esposizione di 25-28.000 miliardi di dollari Usa per l’innalzamento del livello del mare nei principali porti del mondo. Le prime cinque città con le maggiori esposizioni in questo scenario sarebbero Guangzhou (Canton), Miami, Calcutta, Shanghai e New York.
Un’area che sarebbe molto colpita dall’innalzamento del mare sarebbe la costa nord est degli Usa, dove uno scenario limite potrebbe alzare il livello di 15 cm oltre la media globale. Questo relativamente piccolo innalzamento metterebbe a repentaglio beni per centinaia di miliardi di dollari. Per gli assicuratori, le sfide diventano ben visibili quando si guarda all’esempio di New York. L’innalzamento del mare nella capitale economica degli Usa sarebbe accompagnato da un aumento della frequenza e della gravità di eventi catastrofici come gli uragani. Insieme a un innalzamento del livello del mare, un uragano di categoria 4 che colpisse New York potrebbe causare danni fra 200 miliardi e 1 miliardo di dollari, ai livelli attuali, oltre che centinaia di milioni di danni per l’erosione lungo la costa Atlantica. Ci sono vari aspetti che gli assicuratori dovrebbero considerare in futuro: una rivalutazione delle potenziali perdite, la possibilità di un ingente accumulo di sinistri, la possibilità di assicurare ulteriori sviluppi in zone pericolose, una rivalutazione dei rischi legati alle proprietà immobiliari e la possibile ricollocazione delle attività lontano dalle aree a rischio.
Siccità e scomparsa dell'Amazzonia
In uno scenario limite, una siccità come quella che ha devastato il Brasile nel 2005 potrebbe diventare la norma nella regione del Rio delle Amazzoni entro il 2050. La scarsità d’acqua avrebbe gravi impatti sull’economia brasiliana, a causa della perdita dei raccolti, della distruzione della rete di trasporti attraverso il fiume e della scarsità energetica. L’85% dell’elettricità brasiliana è idroelettrica. La principale esposizione diretta per gli assicuratori sarebbe relativa alle polizze che tutelano contro l’interruzione dell’attività, che assicurano contro un fatturato o utili ridotti a causa di scarsità d’acqua. Gli assicuratori possono subire un aumento nei sinistri fraudolenti, in quanto i clienti cercano di recuperare le perdite dovute alla siccità. I sinistri relativi a disordini civili (come incendio e furto) potrebbero pure aumentare. In simili casi, gli agricoltori dimostrerebbero contro le importazioni di grano e spingerebbero per ottenere più sussidi per la siccità dal governo nel 2005. A livello più ampio, le prospettive di un mercato assicurativo in crescita sarebbero tagliate, perché un’endemica scarsità di risorse metterebbe un freno alla crescita economica e quindi ai servizi finanziari.
Gli assicuratori (Vita/pensioni/risparmio) potrebbero considerare le foreste naturali come attivi attraenti su cui investire, nello stesso modo in cui stanno già facendo con le foreste gestite. Il valore potenziale del mercato del carbonio in foreste viene stimato in circa 90 miliardi di dollari Usa entro il 2020. Gli assicuratori potrebbero persino fornire coperture per la ricostruzione della foresta o degli associati ecocrediti, nel caso si verifichi un danno alla foresta stessa. Queste prospettive sarebbero vanificate da uno scenario limite – con una perdita del 70% della foresta fluviale – che renderebbe l’investimento e l’assicurazione delle foreste non praticabile e potrebbe avere serie implicazioni per una politica globale sul clima.

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